lunedì 13 maggio 2013

BCCI come il Monte Paschi di Siena ?


Casi di frodi catastrofiche.

A qualcuno può sembrare singolare che in questo blog non vengano analizzati i recenti scandali finanziari italiani. La sceltà è stata guidata dal buon senso di chi sa che in queste vicende la parola fine non verrà mai realmente scritta in tempi brevi e molte sono le cose che emergeranno.
Per aiutare il lettore a consolidare i concetti espressi nei capitoli precedenti abbiamo rappresentato due casi esteri con frodi, peraltro molto simili alle recenti frodi “nostrane”. La scelta è caduta su due frodi di rilevanti dimensioni: BCCI e Enron.
Il primo caso, forse sconosciuto ai più, è importante perché, oltre alle dimensioni planetarie della frode, ha messo in luce le debolezze e le mancanze del sistema di controllo esterno che ha permesso che la frode durasse per due decenni.
Il secondo caso, più recente, è stato scelto con l’intenzione di mostrare come si possano aggirare i controlli, i regolamenti e le norme poste a tutela dei risparmiatori per nascondere perdite, inventare o gonfiare profitti e nascondere la profonda crisi di una azienda, rendendola addirittura profittatile agli occhi di tanti piccoli risparmiatori.
Leggendoci ci si accorgerà di quanto gli suonino familiari certi episodi e certi meccanismi con i casi nostrani. 


  La BCCI.
La BCCI[1] era una banca con caratteristiche che la rendevano unica:
  • Era una banca offshore;
  • Era una banca criminale;
  • Quando fallì era la settima banca al mondo.
Abbiamo di seguito rappresentato uno schema della struttura della banca, al momento della sua massima espansione: si tratta di uno schema riassuntivo, per esigenze di spazio, ma anche per renderlo più comprensibile negli aspetti che poi interesseranno durante il resto del capitolo.


Casi simili a quello di BCCI
Negli anni ’20 la International Match corp. scippò   a investitori ed azionisti qualcosa come 500 milioni di dollari di attività utilizzando una rete di società ad essa legate. Il denaro, dopo una serie di giri finiva offshore. Per potere perpetrare la sua frode, fece comodo al suo ideatore Ivan Kreuger l’amicizia personale con numerosi politici americani tra cui l’allora presidente americano Hoover.
Questo fa venire in mente la rete di amicizie intessuta da Abedi con politici americani compreso il presidente Carter più di 50 anni dopo.
Negli anni ’60 un uomo di nome Bernie Cornfeld, amministratore delegato della Investors Overseas Service (IOS), fece sparire centinaia di milioni di dollari dai conti dei fondi di investimento che stava gestendo che ammontavano complessivamente a circa 3 miliardi di dollari. Per farlo non fece altro che trasferire i soldi dal Credit Suisse ad una piccola banca in Lussemburgo di proprietà della stessa IOS dalla quale i soldi poi scomparivano nel nulla.
Anche in questo caso viene in mente l’abitudine della BCCI di utilizzare delle istituzioni legittime come veicolo per le proprie frodi.
Sempre negli anni ’60 le isole Channel, situate fuori dalle acque territoriali inglesi, diventarono la sede di una serie di banche fantasma tra cui la “Bank of Sarks”. Quest’ultima è diventata famosa perché il suo attivo era costituito da una scrivania, un telefono e una sedia in una stanza sopra un pub. Questo tipo di quartiere generale si dimostrò sufficiente perché i fondatori della banca potessero spendere qualcosa come 100 milioni di dollari in assegni e lettere di credito fintanto che non furono scoperti.
Anche l’ex agente CIA Michael Hand utilizzò le stesse metodologie della BCCI per riciclare narcodollari con la Nugan Hand bank in Australia durante gli anni ’70 ed ’80. In quest’ultima vicenda vi sono numerose correlazioni con personaggi politici e militari che nessuno ha mai chiarito.

  La storia.
La BCCI fu fondata da Agha Asan Abedi, nato e cresciuto nell’India del Nord ma trasferitosi in Pakistan poco dopo che i due paesi furono divisi nel 1947. Fu alla corte del Rajah che Abedi imparò due lezioni importanti:
  • Chiunque sia indispensabile a chi controlla la ricchezza ha a sua volta accesso a quella ricchezza;
  • Gli ostacoli legali che possono impedire il raggiungimento di un determinato obiettivo possono essere risolti con l’appoggio di politici sufficientemente influenti.
Abedi, in Pakistan, diventò una delle figure di spicco del settore bancario.
Organizzò la United Bank che diventò una delle banche più grandi del Pakistan. Gli uomini chiave della United Bank erano dei politici locali e la banca annoverava tra i suoi clienti per la maggiore parte individui con redditi molto elevati.
Nel 1970 il Pakistan deliberò la nazionalizzazione delle banche e questa legge segnò il momento in cui Abedi decise di spostarsi da questo paese. Il suo obiettivo fu di avere una banca privata globale, gestita da Pakistani.
A distanza di quasi 30 anni è ancora sorprendente scoprire come le realizzazione della BCCI fosse orientata alla creazione di:
  • Condizioni interne operative atte a violare a piacimento della direzione della banca il sistema di controllo interno;
  • Collocazione operativa in giurisdizioni “particolari” al fine di poter profittare di convenienze legislative, e carente di controllo da parte delle autorità per potere commettere ogni possibile abuso e/o frode finanziaria[2].

I punti “cardine” su cui si costituì la banca ( e le frodi da essa commesse) furono:
  • Segreto Bancario: Il segreto bancario costituì l’elemento primario con cui Abedi costruì la struttura operativa e funzionale della banca introducendo la sua centralità operativa su piazze “controllate” e piazze di “riciclaggio”: in questo modo era possibile effettuare per lui effettuare tutte le operazioni con la più totale disinvoltura. La banca ebbe così due reali bracci operativi in particolare in Lussemburgo e nelle Grand Caymans;
  • Capitali di rischio: La Bank of America divenne azionista con 2,5 milioni di dollari corrispondente ad una quota variabile tra il 24% e il 30% del capitale complessivo. Lo sceicco Zayed di Abu Dhabi investì nel progetto altri 500.000 $. Non risulta che la BCCI avesse ricevuto altri apporti di capitali: era seriamente sottocapitalizzata[3] eppure nessun ordinamento di paese onshore poteva avere il diritto di verificare la bontà e l’esistenza del suo patrimonio e dei suoi assets.
La banca operò di fatto con un capitale talmente esiguo da non consentire nemmeno gli investimenti tecnologici necessari per il proprio funzionamento.
Per operare, la banca utilizzava il denaro dei depositi dei clienti, senza che questi ne fossero informati, innescando così una colossale frode che aveva nella dimensione globale della banca la sua stessa legittimazione;
  • Depositi/disponibilità di 100 milioni di dollari: i depositi della banca erano divisi in due categorie: i depositi protetti dal rischio con una clausola denominata “deposito garantito” per i clienti di “serie A” come narcotrafficanti e petrolieri arabi; i depositi sacrificabili, cioè tutti gli altri, attinti soprattutto in paesi a bassa ricchezza procapite, invece venivano utilizzati senza troppi scrupoli (e senza che i legittimi proprietari ne sapessero nulla): era da queste disponibilità economiche che la banca attingeva per fare fronte alle perdite sui risparmi privilegiati, per fare fronte alle sue necessità economiche interne cui non riusciva a fare fronte altrimenti. Il deposito iniziale fu effettuato dallo sceicco Zayed che depositò almeno 50 milioni di dollari. La successiva crescita fu finanziata con i grossi versamenti di petroldollari effettuati dagli Emirati Arabi Uniti. Il prezzo del petrolio nel 1972 crebbe da 1,82 $ al barile a 12,52 $ al barile e successivamente continuò a crescere fino a raggiungere i 35 $ al barile nel 1981. Questo improvviso aumento di valore ebbe come prima conseguenza di creare una massiccia redistribuzione di ricchezza prelevata dalle nazioni importatrici di petrolio, a favore delle nazioni esportatrici. Abu Dhabi era una delle nazioni che trasse più vantaggio da questa redistribuzione;
  • Credibilità nei confronti della comunità internazionale: Abedi cercò di legittimarsi come banchiere dei petrolieri. Ma solo questo tipo di legittimazione non sarebbe stata di per se sufficiente alla BCCI per diventare una banca globale. La legittimazione che Abedi cercava, gli fu fornita dai suoi rapporti con la Bank of America.
La BCCI divenne una realtà nel 1972. Abedi e Navqi la resero una delle banche con il più alto tasso di crescita in assoluto.
Nel 1990 era la settima più grande banca nel mondo a proprietà privata con 23 miliardi di dollari di disponibilità.
Per molti anni non fu nota la reale composizione della compagine dei soci trattandosi di una banca privata; in ogni caso il controllo nel 1990 era sicuramente esercitato dallo sceicco Zayed e dal governo di Abu Dhabi che lui controllava.
  • Uomini fidati al suo fianco:gli uomini chiave dell’impianto messo in atto da Abedi erano tutti dei personaggi a lui strettamente legati: in particolare tutti i suoi uomini chiave erano pakistani, come lui.
Il ruolo di Swaleh Navqi in particolare non deve essere sottovalutato: era il braccio destro di Abedi. Di lui non si hanno particolari notizie, il suo profilo è sempre stato defilato, soprattutto nei clamori dello scandalo. Appare al pubblico solo nel momento in cui la banca è ormai stata liquidata. Navqi, nel luglio del 1994 si dichiarò colpevole per perdite della banca per 25 milioni di dollari. Ci si aspettava una condanna esemplare almeno in questo caso ma ciò non avvenne in quanto egli, probabilmente, collaborò e raggiunse un accordo con il procuratore di New York per ridurre sensibilmente le sue responsabilità penali.

     Il ruolo della banca di Inghilterra.
La principale sede operativa della BCCI era a Londra: da qui la BCCI controllava la propria operatività in Europa, Stati Uniti e Medio Oriente. Quando ero più giovane, ed era appena accaduto il crack, sono rimasto impressionato dalla dimensione e dalla fastosità della sede londinese della banca.
Per circa 20 anni (dal 1970 al 1990), la banca di Inghilterra non mise in atto nessun provvedimento ispettivo o di contrasto all’attività della BCCI sul suolo inglese. Gli unici interventi della Banca nazionale inglese ebbero l’obiettivo di frenare l’espansione della BCCI in Inghilterra.
Dalle indagini è emerso che nel 1988 e 1989 la Banca di Inghilterra ebbe le prove del coinvolgimento della BCCI nel finanziamento al terrorismo internazionale e nel riciclaggio di narcodollari.
Istituzionalmente la Banca di Inghilterra avrebbe dovuto immediatamente agire contro la BCCI, o comunque, avendo le prove avviare un’indagine più approfondita: il suo ruolo rimase invece passivo: si limitò ad una più attenta supervisione.
Quando nel 1990, la Price Waterhouse comunicò alla Banca d’Inghilterra che vi erano delle forti perdite sui prestiti della BCCI e che la stessa era coinvolta in frodi e nel riciclaggio di denaro, la reazione della Banca di Inghilterra continuò sulla stessa linea degli anni precedenti: non fece chiudere la BCCI ma mise in atto delle misure per fare si che la BCCI potesse risanarsi ed evitare il collasso.
La banca di Inghilterra agì soltanto pensando alla tutela[4] del mercato creditizio e non a quello dei depositanti.
Nell’aprile del 1990 la Banca di Inghilterra raggiunse un accordo per il risanamento della BCCI con il governo di Abu Dhabi.
In quella occasione fece affidamento sul segreto bancario e sulle leggi sulla confidenzialità delle informazioni bancarie, per evitare di fare trapelare all’esterno informazioni sul proprio comportamento.
I liquidatori della banca furono tenuti all’oscuro delle reali attività condotte dalla BCCI e furono impossibilitati a mettere in atto le migliori azioni per la tutela delle vittime della frode.
Sempre nel 1990, la banca di Inghilterra, invece che inviare documenti e prove del riciclaggio di narcodollari alle autorità americane, si appellò alle norme sul segreto bancario per evitare di essere coinvolta.
Sebbene sapesse che un procedimento di risanamento doveva per forza passare dall’aggregazione di tutte le strutture di una banca in un unico soggetto interlocutore, la Banca d’Inghilterra si trovò d’accordo con gli interlocutori della BCCI per separare la banca in tre distinti soggetti con sedi in Londra, Abu Dhabi e Honk Kong.
Nel 1991 improvvisamente la Banca d’Inghilterra fece una brusca inversione di tendenza e decise di fare chiudere la BCCI di Londra. Nel frattempo, però, nel 1990, aveva autorizzato la BCCI a spostare tutti i suoi documenti e il suo quartier generale ad Abu Dhabi, fuori dalla giurisdizione inglese: il risultato fu di rendere molto più difficoltosa l’attività di indagine intrapresa in America per frode e riciclaggio.
Il governo di Abu Dhabi, per concedere i documenti agli investigatori americani ed inglesi, fu nella posizione di potere negoziare quali documenti consegnare e le conseguenze che sarebbero derivate delle informazioni contenute nei documenti: così l’appoggio politico di Zayed e del suo governo dava ad Abedi i frutti sperati; anche nel momento della crisi e del crollo del suo impianto frodatorio.
Nei primi giorni del 2004 la società Deloitte & Touche LLP, incaricata della liquidazione della banca ha promosso una azione di responsabilità nei confronti della Banca di Inghilterra per 1,3 miliardi di dollari più interessi perché è opinione dei liquidatori che la banca di Inghilterra fosse negligente nella sua attività di controllo e revisione della BCCI. Considerato che per il sistema giuridico inglese non è possibile promuovere una azione di responsabilità nei confronti della Banca di Inghilterra, i legali che tutelano gli interessi della liquidazione della BCCI, si sono indirizzati verso l’accusa di “infrazione ai doveri di pubblico ufficio”.

  I tentativi di legittimazione.

·    Il ruolo della Bank of America.

La Bank of America era utilizzata come partner dalla BCCI perché questa potesse ottenere un’immagine di rispettabilità. In particolare la Bank of America aveva tre caratteristiche molto utili alla BCCI:
·      Operava in Medio Oriente soprattutto in Pakistan e in Iran;
·      Aveva la copertura mondiale più capillare per una banca americana;
·      Aveva un forte spirito espansionistico.

·    Gli appoggi politici della BCCI.

Gli appoggi politici della BCCI in America ebbero una grande rilevanza sulla sua possibilità di raggiungere gli obiettivi strategici che si era posta.
BCCI fece un largo uso di avvocati, lobbisti e società specializzate in pubbliche relazioni e per potere trattare i suoi problemi di espansionismo in America, direttamente con il governo applicò una tattica che, sperimentata in numerose altre occasioni, aveva dato buoni frutti: assunse tra le sue file degli ex dirigenti governativi.
La BCCI impiegò e/o coinvolse come consulenti molti dipendenti governativi che occupavano ruoli chiave nelle istituzioni americane: tra questi un precedente segretario alla difesa (Clark Clifford), ex deputati e senatori, ex Procuratori Federali, un politico che aveva rivestito la carica di aiutante alla Casa Bianca (Ed Rogers) e alcuni avvocati che avevano lavorato per la Federal Riserve. Inoltre la BCCI decise di chiedere l’appoggio di Henry Kissinger che preferì non legarsi alla BCCI ma li indirizzò ai suoi legali.
In svariati momenti gli appoggi politici della BCCI si rivelarono cruciali per fare si che essa riuscisse ad ottenere i suoi obiettivi, specialmente nel caso dell’acquisizione della FINANCIAL GENERAL BANKSHARES che l’avrebbe legittimata ad essere una banca onshore.
Gli appoggi politici furono cruciali per fare si che nel periodo 1988 –1991 la stessa non fosse indagata dal congresso. Gli strumenti furono diversi e passavano dal ricatto alla corruzione all’appoggio a lobbisti del Senato[5].

·    L’acquisizione di banche americane.

Nel 1976 Abedi inizio l’opera di espansione in America, dato che i suoi rapporti con la Bank of America si stavano deteriorando. La Bank of America vendette le sue azioni di BCCI nel 1980 ma continuò a lavorare con la BCCI fino a quando non fu chiusa nel 1991. Abedi volle utilizzare i depositi statunitensi per finanziare la crescita della sua banca. C’erano alcuni problemi legali da superare: BCCI era una banca offshore e come tale non poteva accettare depositi di cittadini americani o essere inserita nel novero delle banche assicurate dal Federal Deposit Insurance Corporation.
Altrettanto importante il problema che la sua scelta di una banca americana da comprare non poteva essere fatta all’esterno della California per via della presenza della Bank of America nella sua compagine sociale. La soluzione di Abedi, nello stile di mistificazione messo in atto in tutte le attività della banca, fu quella di acquistare una banca americana tramite un prestanome: una società controllata segretamente dalla BCCI acquisì la Indipendence bank e la CenTrust bank.

·    Capcom ltd., il mascheramento necessario in USA per riciclare.

Capcom era una società con sede a Chicago, Londra e Il Cairo in cui lavoravano ex dipendenti di BCCI, finanziata direttamente dalla BCCI e da clienti della banca e posseduta dalla banca e da dei prestanome.
Capcom utilizzò molte delle tecniche che venivano usate anche dalla banca: soprattutto l’uso di prestanome e società di comodo per nascondere i passaggi di denaro proveniente da scomodi personaggi. Gli uomini chiave di Capcom (come prestanome) erano 4 cittadini americani senza alcuna esperienza pratica amministrativa.
Le indagini su Capcom non hanno fatto completamente luce sul ruolo da essa giocato ma è chiaro che uno dei ruoli della società fosse quello di riciclare denaro (miliardi di dollari) di provenienza illecita e soprattutto però si trattava di un sistema per travasare attività della BCCI fuori dal patrimonio della stessa in qualche paradiso fiscale.
I due più “importanti azionisti[6]” di Capcom agirono per tutti gli anni ’70 ed ’80 come importanti agenti CIA in Medio Oriente. Tra gli uomini della Capcom sono da menzionare tra l’altro alcuni tra i più importanti dirigenti di società di telecomunicazione americana come Robert Magness e Larry Romrell.
Le autorità che secondo la legislazione americana dovevano vigilare sulla attività delle società nel settore dei beni di largo consumo dimostrarono un sorprendentemente scarso interesse nelle attività della Capcom. Nel 1989 permisero alla Capcom di evitare del tutto questo tipo di indagini autorizzando la cessazione delle attività della società negli Stati Uniti.

Le frodi.

L’impero finanziario della BCCI era costruito sull’idea che i terzi si erano falsamente creato ovvero che la banca fosse ben capitalizzata dai petrolieri arabi. La verità è che questi operavano si con la BCCI ma operavano come prestanome o come clienti che depositavano denaro attratti dall’assenza di rischio che Abedi garantiva loro.
Non erano certo apportatori di capitale di rischio.
Il fatto che la BCCI non avesse capitale iniziale, ha fatto si che dovesse sempre ricorrere al capitale depositato per fare fronte alle spese di gestione, piuttosto che investire quel denaro in attività che avrebbero fruttato un interesse.
La BCCI non aveva capitale ma si comportava come se lo avesse avuto ed usava la reputazione dei suoi clienti perché i suoi interlocutori non dubitassero della sua esistenza.

·    Il report Sandstorm.

Si tratta di un documento redatto dalla società di revisione esterna della banca (Price Waterhouse ) e dalla Banca di Inghilterra che portò alla fine alla chiusura globale della BCCI il 5 luglio 1991. Questo documento, frutto di una indagine globale evidenzia le prove delle mancanze e delle frodi messe in atto. Non tutto il report è disponibile.
La Federal Riserve infatti ha censurato alcune sezioni dello stesso, su pressione della Banca di Inghilterra, con la considerazione che rendere pubbliche alcune parti si tradurrebbe in una violazione del segreto bancario inglese.
In particolare il report evidenzia che le frodi iniziarono già nel 1976 e che la loro rilevanza crebbe al crescere delle perdite accusate dalla banca.
Vediamo dunque alcune di queste tecniche di frode.

·    I registri dei manager e i conti numerati.

Tra i comportamenti particolari che la BCCI aveva messo in atto, di sicuro c’è l’uso di una contabilità parallela tenuta dai manager stessi della banca fedeli collaboratori di Abedi per registrare flussi di denaro in entrata ed in uscita. L’utilizzo di conti numerati permetteva di rendere i movimenti assolutamente non rintracciabili. In particolare il rapporto così recita: “non abbiamo particolari obiezioni all’uso di conti numerati,” ma “abbiamo scoperto che nella maggior parte dei casi nessuno dei dirigenti interpellati era in grado di associare correttamente il nome del proprietario del conto o il nome del dirigente responsabile del monitoraggio dell’attività del conto in altre località”.
In pratica, questo si rifletteva nel fatto che la contabilità non era per niente dettagliata analiticamente e che nella voce “prestiti” finissero indiscriminatamente prestiti a diversi soggetti (in gran parte fittizi) e che nessuno fosse in grado di quantificare esattamente gli ammontari. Inoltre il pretestuoso inserimento di movimenti senza alcuna ragione pratica serviva alla banca per creare confusione ulteriore nella contabilizzazione dei movimenti.

·    L’occultazione delle perdite patrimoniali.

La BCCI nel 1985 ricevette la richiesta da parte delle autorità lussemburghesi di un controllo accurato dei conti, per determinare se fossero veritiere le voci che si erano diffuse, secondo le quali la banca avrebbe subito delle forti perdite patrimoniali in operazioni finanziarie andate male.
La BCCI diede l’incarico alla Price Waterhouse : la società scoprì che vi erano numerose perdite patrimoniali che non erano mai state contabilizzate. La mancanza di contabilizzazione era stata attribuita alla “incompetenza”.
Il Sandstorm però fece emergere la verità: “con il senno di poi, appare in modo molto più sinistro che questo sembra essere stato un modo di aver gonfiato gli utili in modo fittizio”.
Alcuni dirigenti della banca ammisero che i documenti forniti nel 1985 alla Price Waterhouse   erano stati adattati alla politica di lungo periodo della banca di inflazione degli utili.
Quando la Price Waterhouse   scoprì che la BCCI stava gonfiando gli utili da anni, la strategia di BCCI fu di attribuire ad un responsabilie amministrativo la colpa delle irregolarità contabili: Ziauddin Akbar fu ”sacrificato“ perché la BCCI potesse continuare ad operare. Il rapporto Sandstorm fece emergere alcune tecniche usate per occultare le perdite:
·      Appropriazione indebita di depositi della banca senza l’autorizzazione del legittimo titolare del deposito, per fornire fondi per correggere falsi prestiti contabilizzati e perdite patrimoniali;
·      Appropriazione indebita di fondi esterni depositati tramite Trust gestiti da poche persone che sono anche azionisti della holding;
·      Creazione di prestiti senza la loro autorizzazione e senza che ci sia alcuna logica commerciale sottostante;
·      Vendita di certificati di deposito senza informare i depositanti e usando i proventi per gli aggiustamenti;
·      Rotazione di fondi attraverso diverse società controllate per fare correzioni nelle date e nei riferimenti delle contabilizzazioni.

·    La banca all’interno di una banca: ICIC

Dai primi giorni della sua attività furono create delle entità che rappresentavano la struttura occulta della banca. le varie “entità legali” conosciute globalmente come ICIC funzionarono come “banca nella banca”. In sostanza servivano a fare transitare operazioni della BCCI in giurisdizioni terze onshore e offshore come se la BCCI aprisse o avesse aperto una filiale in quella giurisdizione.
La flessibilità dello strumento ICIC è testimoniata dal gran numero di entità che Abedi creò utilizzando lo stesso acronimo: più di 15.
In realtà più che di una vera e propria banca si trattava di una “Società Mailbox” dove indirizzare transazioni che erano progettate, organizzate ed approvate in altre parti della BCCI.
Si tratta in pratica di un meccanismo di frode per la BCCI.
Tranne Abedi, Navqi e pochi altri, nessuno aveva conoscenza della reale struttura delle ICIC. Gli usi che BCCI faceva degli ICIC erano peraltro i seguenti:
·      Finanziamento di azioni di BCCI e della loro capitalizzazione, attraverso prestanome, patti di riacquisto e garanzie di ritorni minimi sugli acquisti;
·      Rotazione di fondi in modo tale da procurare confusione sulla loro reale natura e sui loro effetti sulla BCCI;
·      Fornitura di garanzie, attraverso lettere di impegno, firmate da dipendenti BCCI su carta intestata della ICIC;
·      Prestiti agli azionisti della banca ed a clienti;
·      Pagamento di spese della BCCI;
·      Gestione dei fondi della BCCI tramite avvocati;
·      Riacquisto di azioni proprie effettuato dalla BCCI attraverso l’interposizione fittizia di ICIC;
·      Processo di transazioni finanziarie che erano “non registrate” in BCCI e che comunque rimasero irrintracciabili.

·    Riciclaggio di Denaro.

A partire dal 1988 quando la BCCI fu accusata di riciclare narcodollari, nessuno nutre ancora dubbi sul fatto che la banca fosse esplicitamente usata per questo scopo (tra gli altri).
La scoperta di milioni di dollari riciclati attraverso Panama, il Lussemburgo e la Svizzera, con la partecipazione di alcuni dirigenti della BCCI, ha portato la banca all’ammissione che si trattasse di un caso isolato e limitato a pochi dirigenti della banca che riciclavano per profitto personale.
Il rapporto Sandman riferisce invece che la BCCI incoraggiò il deposito di somme derivanti dal narcotraffico, con l’obiettivo di aumentare il quantitativo di denaro a disposizione della banca, in palese disprezzo dei regolamenti sul traffico valutario, delle leggi fiscali, delle leggi anti-droga americane e di altri paesi.
La BCCI non si limitava al riciclaggio ma offriva una ampia gamma di attività diverse ai produttori di droga, agli spacciatori e ai riciclatori.
I banchieri della BCCI misero in atto una serie di misure atte a confondere riguardo la natura, la posizione, la provenienza ed il possesso del denaro. Le tecniche includevano tra l’altro l’uso di nomi falsi, codici e sistemi di controspionaggio per contrastare l’inasprimento delle misure legali contro il riciclaggio.

·    Corruzione.

La corruzione è stata uno dei fenomeni più usati da Abedi sin dai primi periodi di attività della banca. In molti casi i pagamenti apparivano solo come compensi a qualcuno per ottenere quello che la banca si era prefissata e non un metodo di corruzione. Per esempio i pagamenti a due emiri arabi per essere usati come prestanome nell’acquisto della First American. Sul libro paga appaiono i nomi di molte persone, tra cui capi di stato e dirigenti di banche di paesi del Terzo Mondo, insieme a politici di paesi offshore e a dirigenti di diversi livelli della amministrazione americana.
In alcuni casi Abedi piuttosto che corrompere usava “comprare il favore della gente” che diventava ben disposta nei confronti della BCCI. Per esempio Jesse Jackson e Andrew Young ricevevano un integrale rimborso spese dalla BCCI in cambio di incentivi a fare affari con la banca.
Con il generale Noriega non fu necessario nessun episodio di corruzione, in quanto lo stesso generale richiese i servizi della banca per fare sparire 23 milioni di dollari dal suo paese ed assicurarsi che rimanessero suoi nonostante un eventuale cambio di mano del potere.

·    Supporto al terrorismo ed al traffico d’armi[7].

Il supporto al terrorismo derivò da diversi fattori concorrenti. In particolare il fatto che la banca già lavorasse con il medio oriente e con molti dei personaggi coinvolti, ha fatto si che la scelta della BCCI come banca di appoggio fosse inevitabile. In particolare la BCCI assicurava il trasferimento di denaro dal Medio Oriente a Londra senza particolari domande: da qui il denaro poteva prendere ogni direzione senza che questo potesse fare sorgere dubbi.
Il finanziamento al traffico d’armi è stato concretizzato in particolare nell’appoggio al Pakistan per l’acquisto di materiale nucleare. Il 22 novembre 1991, in una lettera, la CIA dichiarò che “l’Agenzia aveva dei documenti (dal 1987) che provavano che la BCCI era usata da regimi del Terzo Mondo per acquistare armi e trasferire tecnologie” ma non aveva la volontà di analizzare le peculiarità di queste attività in pubblico.
     Il ruolo delle società di revisione.

·    Ruolo dei revisori e loro mancanza di capacità di assolvere il loro compito.

La decisione di BCCI di dividere la revisione tra due distinte società di revisione, nessuna delle quali avesse il diritto di revisionare tutto il business della banca, si è rivelato un metodo molto efficace per perpetrare le proprie frodi nei primi anni di attività. Per oltre 10 anni nessuna delle due società di revisione obiettò a questa situazione né si accorse di nulla.
La BCCI fornì alle società di revisione impegnate nell’audit molti tipi di favori di natura economica e non.
In particolare ci sono prove di prestiti e finanziamenti che la banca offriva a società facenti capo a Price Waterhouse    in paradisi fiscali: questo ha fatto e fa sorgere molti dubbi sull’imparzialità della società di revisione Price Waterhouse  in relazione a questa vicenda.
A prescindere dagli sforzi fatti da BCCI per nascondere ai revisori le proprie attività fraudolente, ci sono stati parecchi campanelli d’allarme che avrebbero dovuto fare (quantomeno) sospettare ai revisori come stessero effettivamente le cose.
Nel 1987, la seconda società di revisione della BCCI, rinunciò al proprio incarico. Abedi aveva creato la BCCI e l’aveva divisa in due unità indipendenti: solo lui e pochi altri avevano una visione di insieme di cosa stesse accadendo. Lo stesso valeva per le società di revisione: ognuna revisionava una delle due unità; in questo modo nessuna delle due società poteva avere un quadro completo della realtà della banca e non poteva valutare con la giusta consapevolezza le evidenze di cui entrava in possesso.
Rimanendo la sola società di revisione del gruppo, Price Waterhouse   ebbe invece l’incarico di revisione di entrambe le divisioni della BCCI; avendo accesso a tutte le informazioni ebbe modo e mezzi per verificare molte cose che prima ignorava. A questo punto la Price Waterhouse   sapeva certamente quale fosse la reale situazione dei conti della banca in merito soprattutto alla capitalizzazione e alla redditività dei depositi. Pur non trovando delle risposte certe, perlomeno la Price Waterhouse realizzò che i troppi interrogativi senza risposta non costituivano le premesse su cui certificare il bilancio della banca. Non era possibile dire se i conti della BCCI rappresentassero  un quadro veritiero e corretto della reale situazione patrimoniale, reddituale della società e degli accadimenti. Eppure Price Waterhouse certifica che i conti di BCCI si ragguagliano al principio del “true and fair view[8]” dal 1987 in poi: questo fatto influenzerà da questo momento in poi il comportamento ed il giudizio di tutti i soggetti che avranno, per qualsiasi motivo, a che fare con BCCI: clienti, organi di investigazione, organi di regolamentazione e tutte le altre istituzioni finanziarie che hanno lavorato con BCCI.
Entro il 1990 la filiale inglese di Price Waterhouse   era venuta a conoscenza di grosse irregolarità nell’operato di BCCI in America in relazione a prestiti alla First American bank ma non ha mai provveduto ad avvisare la filiale americana di Price Waterhouse   di questo. Non avendo saputo nulla da parte dei colleghi inglesi, i revisori americani condussero le loro revisioni in maniera professionale e diligente, senza scoprire nulla.

·    Le conseguenze della struttura di BCCI sull’audit.

L’approccio di Abedi all’arte bancaria ebbe il risultato di fare si che molti degli usuali controlli che venivano fatti sulle banche saltassero radicalmente. Gli altri dirigenti anziani non avevano un quadro completo delle attività della BCCI. Il consiglio di amministrazione non seppe mai molto più di quanto Abedi e il suo braccio destro Navqui dissero loro.
La decisione di Abedi di dividere in due tronconi distinti la revisione della BCCI si rivelò poi cruciale per potere impedire ad alcuno ed in particolare ai revisori, di scoprire le sue reali intenzioni. In particolare BCCI utilizzò due delle “grandi 8” società di revisione contabile americane: Enrst & Whinney e Price Whaterhouse.
Alla prima affidò il compito di revisionare la holding e la BCCI Lussemburgo. Alla seconda il compito di revisionare l’attività della BCCI Overseas in Grand Cayman. Questo stato di fatto si concretizzò infine con la decisione di Ernst & Whinney di rinunciare all’incarico nel 1986 e con la totale assunzione di responsabilità di Price Waterhouse   nel 1987.
Negli anni 90 fu provato che la BCCI aveva nascosto ai propri revisori documenti riguardanti alcuni conti “speciali” e i documenti che sancivano la cosiddetta clausola “deposito innocuo” che garantiva alcuni clienti della banca.

   Cronologia delle indagini penali e degli audit.


1972
·      Abedi fonda la BCCI: i suoi soci sono lo Sceicco Zayed e la Bank of America
1973
·      L’attività della Bank of America si estende a Londra.
·      BCCI e Bank of America creano una banca joint venture: la Bank of Oman;
·      Al 31/12 i depositi della BCCI ammontano a 200 milioni di dollari.
1976
·      Primo tentativo di acquisto di una banca americana: la Chelsea Bank di New York;
·      La bank of America rifiuta di investire altri soldi nella BCCI;
·      Bush senior diventa direttore della CIA e indirizza l’agenzia verso contatti più stretti con le agenzie di intelligence arabe. La CIA inizia ad utilizzare la BCCI come banca presente sia in America che nel mondo arabo.
1977
·      Carter diventa presidente degli Stati Uniti;
·      Comincia la scalata di Financial General Bankshares;
·      Bert Lance, coinvolto nell’acquisizione, si dimette dalla carica di collaboratore di Carter alla Casa Bianca, dopo essere stato indagato;
·      Al 31/12 i depositi della BCCI ammontano a 2,2 miliardi di dollari.
1978
·      Lance cede il posto ad un altro uomo di paglia: Jant Pharaon;
·      Annuncio del possesso del 20% di Financial General Bankshares;
·      Avvio delle indagini sui metodi di BCCI per acquisire il controllo di Federal General Bankshares;
1979
·      BCCI si espande in Asia;
·      La Fed blocca l’azione di acquisto della Federal General Bankshares da parte della BCCI;
·      La BCCI aiuta la Cia a fornire denaro ai combattenti Afgani che lottavano contro l’invasione russa;
1980
·      La Bank of America liquida completamente le sue azioni in BCCI;
1981
·      Ronald Reagan diventa presidente degli Stati Uniti;
·      La Fed approva l’acquisizione di Federal General Bankshares da parte di clienti BCCI;
1982
·      Carter, ex presidente degli Stati Uniti, riceve milioni di dollari di finanziamento a fondo perso da Abedi, per le sue attività filantropiche;
·      La Federal General Bankshares diventa First American Bank;
·      Al 31/12 la BCCI ha 262 uffici in 58 paesi e attivo per 9,6 miliardi di dollari;
1983
·      L’espansione della banca continua verso l’Europa;
1984
·      Viene fondata Capcom;

·      BCCI acquisisce la Indipendence Bank di Los Angeles;
·      Abedi finanzia la Nigeria per 1,25 miliardi di dollari ed accetta di essere rimborsata in olio combustibile;
1986
·      La BCCI accusa perdite per 225 milioni di dollari su opzioni: le indagini dopo la chiusura dimostreranno che le reali perdite saranno di oltre 440 milioni;
·      Ernst & Whinney rassegna le sue dimissioni da revisore contabile della BCCI;
·      La CIA ha informazioni sulle attività criminali della BCCI ma non le trasmette alla FED che aveva il compito istituzionale di indagare;
1987
·      Abedi e la BCCI salvano il gruppo di Telecomunicazioni di Ted Turner, la Turner corporation;
·      Iniziano le indagini sottocopertura di agenti FBI per scoprire le attività di riciclaggio della BCCI.
1988
·      BCCI ha 417 uffici in 73 paesi, 1.300.000 clienti e un attivo di 20,6 miliardi di euro.
1989
·      Bush senior diventa presidente degli Stati Uniti;
·      La BCCI appoggia i finanziamenti all’Iraq operati dalla BNL di Atlanta fornendo i capitali per coprire l’operazione;
1990
·      Bush junior viene contattato da BCCI in merito all’acquisizione da parte della banca della Harken Energy di cui Bush è il maggiore azionista.
·      La Banca di Inghilterra concede alla BCCI di spostare i suoi uffici in Abu Dhabi;
·      Abedi è obbligato a rassegnare le proprie dimissioni da presidente della BCCI;
·      Parte il piano di risanamento della banca
1991
·      Indagine Sandman;
·      La BCCI è messa in liquidazione;
·      Scoperti ammanchi per 9,5 miliardi di dollari;
·      Condanna al pagamento di danni per 1,7 miliardi di dollari a carico di Zayed e del governo di Abu Dhabi.
2004
·      Accuse di omissione in atti di ufficio alla Banca di Inghilterra e richiesta per danni di 1,3 miliardi di dollari più interessi;


[1] BCCI è l’acronimo di Bank of Credit and Commerce International
[2] La BCCI fece uso di stratificazioni, prestanome, istituzioni finanziarie offshore per mascherare la sua identità. Diverse furono le operazioni effettuate al solo fine di impedire agli organismi di regolamentazione statali di effettuare controlli. Per via della sua struttura, la BCCI non subiva il controllo di nessun ente nazionale di tutela del risparmio o dell’attività creditizia. Anche il Lussemburgo, infatti, in quel periodo non aveva istituito nessun organismo di controllo e di supervisione delle banche.
[3] Il fatto fu profondamente sottovalutato dalle società di revisione.
[4] Le ramificazioni della banca di Abedi erano tali e tante che, come del resto si è poi verificato, il costo sociale di un crollo improvviso fu altissimo.
[5] Il ruolo che Abedi assegnava alla legge è emblematico dell’uso strumentale che ne faceva e del modo in cui utilizzava i politici a suo piacimento: “Le uniche leggi che sono permanenti sono quelle della natura. Tutto il resto è flessibile. Possiamo sempre lavorare per cambiarle o per aggirarle. Le leggi cambiano”.
[6] Si tratta di Kamhal Adham e A.R. Khalil già coinvolti in altre attività della BCCI.
[7] La filiale di Atlanta della Bnl fu coinvolta in una grossa frode sugli aiuti all’Iraq prima della prima guerra del Golfo. La frode consisteva nel passaggio di denaro sotto forme lecite (per esempio aiuti all’agricoltura) ma utilizzati per altri scopi. Uno dei veicoli di questo traffico di denaro era la BCCI.
[8] “True and fair view” è un termine di origine anglosassone che nel nostro ordinamento contabile è stato tradotto come rappresentazione veritiera e corretta.

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